Parco Naturale de Cabo De Gata: da San Miguel de Cabo de Gata ad Almeria

Leggi questo post in un'altra lingua:
Autore Alessandro 11 Gennaio 2022
Blog Cover

Attraversiamo assime alcuni tra i luoghi meno conosciuti e visitati del Parco Nazionale di Cabo de Gata, ma che offrono scorci panoramici davvero suggestivi e una moltitudine di punti di interesse naturale e storico-culturale.

La passeggiata non presenta particolari dislivelli, ma la lunghezza del percorso e i vari tratti sabbiosi possono renderne faticosa la percorrenza.

Se non ti senti pront* ad affrontare tutto il percorso in un’unica tappa puoi suddividerlo. Nella mappa allegata abbiamo indicato i parcheggi dove è possibile fermarsi per compiere le tappe separatamente.

Le informazioni che ti forniamo, veritiere oggi, si riferiscono ad un ambiente naturale e quindi mutevole. Sentieri e passaggi potrebbero scomparire nel corso del tempo e le condizioni metereologiche potrebbero rendere difficoltoso un percorso precedentemente semplice.

Assicurati di avere un’adeguata preparazione fisica, di adottare le opportune misure di sicurezza e di aver studiato a fondo il percorso.

La mappa: da San Miguel de Cabo de Gata ad Almeria

Nella mappa qui sotto abbiamo segnato i parcheggi in cui abbiamo sostato durante il giorno (indicati come parking-day) e quelli dove abbiamo dormito senza disturbo o avvertimenti dalle forze dell’ordine (parking-night), i punti di interesse storici (marrone), quelli naturali (verde), spiagge (giallo) e abbiamo segnalato dove è possibile approvvigionarsi di acqua e gettare la spazzatura (raccolta differenziata).

Per ultimo - non per importanza - abbiamo segnalato in fucsia e con il simbolo della raccolta differenziata i luoghi incontrati che versano in uno stato di degrado esagerato a causa dell’accumulo di rifiuti.

Luoghi in cui abbiamo già raccolto personalmente una parte dei rifiuti e nei quali ci auguriamo che altri oltre a noi seguano questa iniziativa anche coloro che ci seguono e vi si recheranno, in quanto le amministrazioni locali non sembrano intenzionate ad occuparsene.

Luoghi, ancora, che senza provvedimenti personali di questo tipo in un futuro molto vicino non saranno più fruibili da parte di nessuno, ma che con un piccolo contributo nel raccogliere qualche rifiuto possono tornare puliti e naturali come già furono.

Tutte queste informazioni, così come il fatto che il parcheggio venga tollerato, potrebbero in futuro variare.

Dove sostare: San Miguel de Cabo de Gata

Parking Camper San Miguel de Cabo de Gata
Parking Camper San Miguel de Cabo de Gata

La nostra base: San Miguel de Cabo de Gata

San Miguel de Cabo de Gata è un tradizionale villaggio di pescatori nel Parco Naturale di Cabo de Gata.

Chiamato comunemente Cabo de Gata, con poco più di 1500 abitanti, è uno dei principali villaggi del parco, 28 km a est di Almeria, sul lato ovest del promontorio di Cabo de Gata.

Diversi sono i servizi, tra cui ristoranti, bar, gelaterie, alcuni piccoli supermercati.

I servizi, la possibilità di parcheggiare comodamente in riva al mare e la posizione centrale rispetto al lato orientale della baia di Almeria lo rendono il perfetto punto di parenza per l’esplorazione del versante est della baia di Almeria e verso il faro di Cabo de Gata.

Playa de San Miguel e Torreon de Gata

Playa de San Miguel de Cabo de Gata
Playa de San Miguel de Cabo de Gata

Conosciuta come Playa de Cabo de Gata, è una spiaggia sabbiosa, larga 90 metri e lunga 2 chilometri e mezzo, di cui circa 500 metri affiancati dalla passeggiata sul lungomare.

Fa parte di un’ampia lingua di costa sabbiosa e selvaggia, di origine sedimentaria, che si estende dalla Playa de La Cañada (Almeria) alla Playa de la Fabriquilla, formatasi 15 milioni di anni fa.

È una spiaggia comoda, ottima per nuotare, con sabbia chiara e ghiaia.

Non presenta zone dedicate al naturismo. In compenso è ricca di servizi come docce, bagni, bar, ristoranti, chiringuitos, acceso per disabili e in alta stagione il servizio di soccorso. Questo, unito alla qualità delle sue acque, l’hanno resa Bandiera Blu dell’Unione Europea.

Diverse anche le attività nautiche praticate, soprattutto pedalò (qui chiamato patines), kayak e paddle surf.

La Playa di San Miguel ha poi la più bella vista sulla baia di Almeria, davvero splendida al tramonto.

Torreón de San Miguel (o Torreon de Gata)

Torreon de Gata
Torreon de Gata

Nel punto più ad est della Playa di San Miguel si erige il Torreón de San Miguel, o Torreon de Gata, una torre difensiva risalente al XVII / XVIII secolo, costruita per volere di Fernando VI al fine di difendere le saline e la città di La Almadraba dagli attacchi.

Abbandonato dopo la Guerra d’Indipendenza divento proprietà della Guardia Civil nel 1941, ma cadde nuovamente in disuso quando questa si trasferì in una nuova caserma.

Al momento il Torreón de San Miguel non è legalmente visitabile, ma lo stato di degrado - nonostante ci sia un progetto per il recupero e il restauro - ha comportato il crollo di una parte delle mura che la cingono ad ovest rendendone di fatto possibile l’accesso.

Non è raro scorgere coppie sedute sulla cima in contemplazione del tramonto.

Attorno a questa torre i pescatori della città di San Miguel de Cabo de Gata attraccano le loro barche durante il giorno, dopo la pesca notturna. Sul retro parte un lungomare sterrato con diverse bancarelle che costeggia la spiaggia fino al parcheggio all’entrata del paese.

Playa de San Miguel de Cabo de Gata
Playa de San Miguel de Cabo de Gata

Playa del Charco

Proseguendo in bici o a piedi lungo la costa, in direzione di Almeria, subito fuori dall’abitato di San Miguel de Cabo de Gata si incontra la Playa del Charco, per un certo tratto percorribile anche in auto, van o camper, prestando attenzione a non insabbiarsi.

Costa assolutamente selvaggia, molto bella e pulita, non presenta nessuna struttura se non un paio di chiringuitos.

Fuori stagione gli unici esseri umani che si incontrano sono i pescatori del luogo e pochi, rari turisti, specialmente tedeschi e olandesi.

A nord la spiaggia confina con un immenso parco dall’aspetto arido e desertico, dove su basse dune sabbiose crescono piccoli arbusti e, solo in lontananza, alcune palme.

Albufera de Rambla de Morales

Albufera de Rambla de Morales
Albufera de Rambla de Morales

Playa del Charco è lambita a ovest dall’Albufera de Rambla de Morales, una laguna generata dalla foce di un fiume intermittente: la Rambla de Morales.

Le Ramblas, canali fluviali tipici dei climi semiaridi, sono generalmente asciutte, tranne nei periodi di forti piogge, concentrati in pochi giorni tra fine primavera e inizio autunno (fenomeno noto come la goccia fredda).

Durante questi rari eventi generano forti deflussi che si incanalano verso il mare.

La grande quantità di acqua e sedimenti trasportati provoca talvolta la rottura della spiaggia-barriera e quindi la scomparsa della laguna – precedentemente interrotta dall’accumulo di sedimenti costieri - con ricostituzione della foce, fino ad un nuovo accumulo di sedimenti.

Piccolo specchio d’acqua cristallina, l’Albufera de Rambla de Morales da rifugio a gabbiani, fenicotteri, malvasie, avocette, cicogne e diversi tipi di anatre. Consigliamo di portare un binocolo per l’osservazione dell’avifauna!

Albufera de Rambla de Morales
Albufera de Rambla de Morales

Costeggiando il canale naturale si passa da un ambiente umido lagunare, caratterizzato da piante di Cortaderia selloana e Arundo donax a zone aride e desertiche dove sopravvivono solo piante resistenti a climi estremi, come il giuggiolo (di cui i pochi esemplari in zona sono però tutti rinsecchiti) immortelle, pita e graminacee.

Tra la vegetazione, oltre ai volatili, è facile scorgere lucertole dalla coda lunga e coleotteri delle sabbie.

Nuotando in questa zona o osservando la superficie dell’acqua non sarà difficile scorgere gruppi di tartarughe caretta. In prossimità della foce della Rambla de Morales troviamo infatti un’area di nidificazione per queste tartarughe marine.

Rambla de Morales
Rambla de Morales

L’Albufera termina dove iniziano alcune serre agricole, a quel punto si passa sulla sua sponda occidentale, e la si ripercorre fino a tornare alla spiaggia.

Playa de las Amoladeras

3.750 metri di spiaggia di ghiaia e sabbia grossolana, priva di qualsiasi struttura o servizio e per questo selvaggia e poco frequentata.

Mancano anche i cestini. Per questo se decidiamo di portarci da mangiare o se produciamo altro tipo di rifiuto sarà importante, ancora più che nelle altre spiagge, assicurarsi di pulire tutto, al fine di non danneggiarne l’ecosistema.

Deve il suo nome alle amoladeras, le macine, prodotte nella provincia di Almeria che qui venivano vendute.

Playa de las Amoladeras
Playa de las Amoladeras

Generalmente è esposta ai venti, che formano lo spettacolare sistema di dune che ne caratterizza il paesaggio.

È possibile distinguere un sistema dunale stabilizzato, quando le sabbie provengono dagli apporti della spiaggia e un sistema di dune libere, originate dall’azione del vento di ponente, che spoglia il terreno e fa emergere le rocce.

Proprio per la duna fossile che occupa gran parte della sua superficie, importantissima per lo studio dell’evoluzione geologica di questa zona negli ultimi 250.000 anni, è una delle sette riserve terrestri integrali del parco.

A nord della via sterrata che costeggia la spiaggia, si trova il Centro Visita di Amoladeras (accessibile in auto dalla strada che collega San Miguel a El Toyo).

Il centro ospita un’area di accoglienza, una sala proiezioni e tre spazi espositivi – di cui una parte è dedicata agli ecosistemi marini del parco.

La mostra da ai visitatori una sintesi interessante degli aspetti che hanno caratterizzato l’antropizzazione di questo spazio protetto fin dal Neolitico e di come l’origine vulcanica di questa zona e il clima semi-desertico abbiano permesso l’esistenza di sole specie vegetali adattate a situazioni estreme.

Le nostre osservazioni: una critica

In tutto il percorso che va da San Miguel a El Toyo non si incontra nulla.

Playa de las Amoladeras
Playa de las Amoladeras

Nulla per poter mangiare, bere o anche solo per ripararsi. E come abbiamo già sottolineato mancano anche i cestini.

Certo la mancanza dei cestini non giustifica l’inciviltà, ma considerando i fatti queste spiagge incredibilmente selvagge e naturali finiscono per essere sporche.

A nostro avviso davvero un peccato che in un ambiente così bello e – almeno nel Vecchio Continente - unico nel suo genere ci siano queste carenze.

Potrebbero magari tenersi dei bandi e consentire a pochi ristoratori l’installazione di qualche chiringuito sul percorso.

Magari la concessione potrebbe essere data in cambio della pulizia della spiaggia. I mezzi ci sono, li abbiamo visti parcheggiati a San Miguel, quindi, perché non usarli? I ricavati del turismo permetterebbero di ripagare ampiamente la benzina e il lavoro investito e anzi si attirerebbero ancora più visitatori.

Oppure, anche senza pensare a procedure articolate come quella proposta, potrebbero organizzarsi, come è in uso in Italia, giornate di volontariato finalizzate alla pulizia dell’ambiente, magari con gare a premi per chi raccoglie più rifiuti.

Altro punto. Anche l’installazione di qualche riparo sul percorso sarebbe a nostro avviso auspicabile.

Come molti sanno, le spiagge sono i luoghi più pericolosi in caso di temporali. E in questo spazio la vegetazione scarseggia, rischiando di renderci in caso di temporali imprevisti – o di un nostro errore di valutazione o di una nostra dimenticanza - dei parafulmini umani, in quanto elementi più alti dell’ambiente circostante (a meno di non trovarsi nei pressi di un campo di agavi o del bunker, ammettendo di riuscire ad entrarci e di avere sufficiente spazio per evitare il contatto con le pareti).

Speriamo che in futuro venga preso qualche provvedimento a riguardo.

Bunker casamatta di Playa de las Amoladeras

Bunker Playa de las Amoladeras
Bunker Playa de las Amoladeras

Lungo il sentiero sterrato più vicino al mare, a circa metà strada tra l’ Albufera de Rambla de Morales e l’inizio della Playa Torre García, si trova uno dei diversi bunker non segnalato sulle mappe che incontreremo lungo questo percorso (coordinate GPS 36.81849, -2.28921).

Poche, anzi pochissime, le informazioni che è possibile trovare in loco (manca ad oggi qualsiasi tipo di cartellone informativo o menzione negli opuscoli degli uffici del turismo).

La tipologia di edificio difensivo, l’ubicazione e la disposizione rispetto agli altri ci avevano fatto collocare temporalmente il bunker all’epoca della seconda guerra mondiale. Nonostante le dimensioni, la quantità di calcestruzzo e il diametro dei tondini siano notevolmente inferiori a quelle dei bunker del Nord Europa e Italiani, il materiale usato e le tecniche costruttive ci davano la quasi certezza che si trattasse di una struttura militare eretta attorno al secondo quarantennio del ‘900.

In particolar modo la stratificazione in tempi diversi con l’evidente utilizzo di casseforme diverse e irregolari confermavano che fosse stato costruito in fretta, ossia durante un periodo bellico con combattimenti in corso.

Bunker Playa de las Amoladeras
Bunker Playa de las Amoladeras

Le possibilità si restringevano quindi a due: guerra civile spagnola e seconda guerra mondiale.

Sia io che Hila eravamo quindi quasi certi che il Bunker di Playa de las Amoladeras fosse un edificio difensivo della seconda guerra mondiale.

Ma considerando le vicende politiche e belliche della Spagna e le modalità della sua entrata nel secondo conflitto mondiale pareva strano ad entrambi che in quella zona si fosse reso necessario costruire così velocemente una serie di fortificazioni.

Scopriremo in seguito che si tratta di bunker costruiti durante la Guerra Civile spagnola ma in seguito ad eventi bellici che esulano sia da questa che dalla Seconda Guerra Mondiale.

Rambla de las Amoladeras e El Pochico

Percorsa tutta la Playa de las Amoladeras, subito prima dell’ inizio della Playa di Torregarcía si trova la foce della Rambla de las Amoladeras (o Cañada de la Higuera), un altro esempio di fiume ad intermittenza.

La Amoladeras è una zona pianeggiante che raggiunge l’altezza massima di 50 m.s.l.m. formato da materiali sedimentari relativamente recenti (250 - 95 mila anni), originati dall’erosione della Sierra Alhamilla.

Svoltiamo a destra e risaliamo il canale verso l’entroterra. A circa 300 metri dal mare, sul versante ovest del corso d’acqua si trova un’antica struttura a forma di camino.

El Pochico
El Pochico

È un pozzo in muratura, quasi certamente di origine romana, noto come El Pochico, El Pozo de Torre García o El Pozo de la Rambla de las Amoladeras.

Il pozzo è ancora funzionante, ma la quantità di acqua accumulata è variabile: maggiore quando piove in modo prolungato e minore o nulla durante lunghi periodi di siccità.

Il suo aspetto particolare, con un cordolo di 5 m fuori terra può confondere il visitatore, portandolo a credere che si tratti di un camino o di una torre.

Questo si deve in realtà all’azione erosiva dell’acqua e dei venti e all’azione estrattiva umana, che trasportando via la sabbia ne ha scoperto la parte normalmente sotterrata.

Interessantissima riprova del suo utilizzo continuo a partire da epoche lontane, l’apertura di tre diverse bocche per la carrucola su livelli diversi.

La costruzione del pozzo era finalizzata alla fornitura di acqua dolce e potabile ad un’antica colonia romana presente in questa zona, altre tracce rimangono nelle vasche di salatura ad est vicino a Torre García.

Fu utilizzato regolarmente fino a tempi recenti, infatti dai tempi di Franco fino agli anni 90 forniva acqua ad una guarnigione della Guardia Civil presente in una vicina caserma sull’attuale lungomare di Retamar, alla fine del paese.

Negli ultimi anni El Pochico ha subito un crollo parziale nella parte più alta del cordolo e al momento della nostra esplorazione continua a versare in tale stato.

Insistendo su una proprietà privata si attende un intervento di restauro e conservazione da parte dei proprietari, che ci auguriamo non tardi ad arrivare.

Stratificazione ed erosione del suolo

Erosione del suolo a Cabo de Gata
Erosione del suolo a Cabo de Gata

Tutto intorno al pozzo sono evidenti i segni del processo erosivo, frenato solo dall’azione stabilizzatrice dei terreni degli apparati radicali di piante di timo marittimo.

I bassi rilievi ai margini mostrano vari strati geologici. Ponendosi frontalmente ad uno spaccato di terreno eroso è possibile distinguere i diversi materiali dal colore e dal tipo erosione differente, più o meno marcata di quella dei materiali adiacenti.

Strati alternati di limo sabbioso, arenarie e conglomerati di spessore variabile. Alcuni strati più marcati sono indicatori della variazione del livello del mare in questo luogo.

All’interno, a testimonianza che fu anche sommerso, è possibile trovare senza difficoltà resti fossili di animali marini provenienti da tempi lontani e climi diversi. Un esempio ne è lo Strombus bubonius, una lumaca marina tropicale.

Anche se particolari e interessanti è importante non asportare questi fossili in modo da non rovinare l’ecosistema e permetterne la contemplazione anche ai futuri esploratori.

Vecchie piantagioni di Agave

Piantagioni di Agave a Cabo de Gata
Piantagioni di Agave a Cabo de Gata

Sulle sponde delle varie ramblas che incontriamo sul nostro percorso notiamo l’intensificarsi di piante di agave.

Da turisti disinformati e non esperti in botanica pensiamo che le agavi siano piante autoctone.

A nostra difesa il fatto che le agavi, assieme all’Indalo, al Sol de Portocarrero, sono tra i simboli della terra andalusa e di Almería stessa.

Incuriositi da alcune filari più vecchie che sono disposte in modo equidistante e troppo ordinato per essere opera della natura cerchiamo più informazioni sul nostro smartphone ed è qui che scopriamo che il nostro dubbio è sensato. Si tratta infatti di vecchie piantagioni ormai totalmente abbandonate e inselvatichite.

Le piantagioni di agave a Cabo de Gata

Le agavi che qui vediamo sono soprattutto esemplari di agave sisalana e agave fourcroydes, specie particolarmente invasive.

Pianta di Agave a Cabo de Gata
Pianta di Agave a Cabo de Gata

E sono la testimonianza ancora vivente dell’esistenza in questo luogo tra il 1956 e il 1958 di un estesissima coltivazione di piante di agave: solo tra Parco Naturale Cabo de Gata-Níjar e El Toyo su un’area di 3000 ettari (1280 ettari solo nell’attuale parco naturale) ne vennero piantate circa 2 milioni di esemplari.

Questa installazione si deve ad un progetto degli anni ‘50 per lo sfruttamento e il miglioramento delle aree aride del sud-est spagnolo promosso dal Ministero dell’Agricoltura del tempo con la finalità di istallare nella zona delle fabbriche tessili per la produzione di cordame.

L’agave infatti, come la canapa, il cotone e il cocco è tra le piante più importanti per la fornitore di fibre tessili.

Ma purtroppo l’eccessiva aridità dei terreni scelti e la scoperta delle fibre sintetiche affarono anzitempo questo progetto. Da allora le piante di agave presenti sul territorio si sono moltiplicate in maniera inarrestabile.

Quest’abbandono andrebbe – e ci auspichiamo che così avvenga – oggi riconsiderato, visto il rinnovato interesse per questa fibra naturale, dovuto soprattutto alla sua elevata resistenza e qualità rispetto alle fibre sintetiche nonché alla sostenibilità della sua estrazione.

Playa de Torre García

Playa de Torre García
Playa de Torre García

Ritornando indietro dalla visita al Pochico, dall’esplorazione dei campi d’agave e dei sedimenti rocciosi ripercorriamo a ritroso il letto della Rambla de las Amoladeras, in questo periodo totalmente in secca, fino a reimboccare lo sterrato principale che costeggia il mare.

Oltrepassato l’argine occidentale del canale ci troviamo direttamente sulla Playa de Torre García, 2000 metri per 100 di sabbia scura e ciottoli.

È la prima spiaggia del Parco Naturale del Ponente. O l’ultima, per chi – come noi - arriva da est.

Di fronte scorgiamo in lontananza una torre in pietra color ocra di fianco ad un edificio in tipica architettura iberica e, poco distante un’insolita quanto affascinante cappella bianca con cupola azzurra dall’aspetto greco – bizantino.

Torre García e Ermita de la Virgen del Mar
Torre García e Ermita de la Virgen del Mar

Soprattutto la vista di quest’ultima costruzione anche se ancora molto lontana lascia entrambi senza fiato. È bellissima.

Rimontiamo in sella e ci avviamo a grande velocità verso la torre e la cappella.

La Playa de Torre García è ventosa. Questo causa un mare abbastanza ondoso e ne ha influenzato l’ambiente circostante, caratterizzato da dune. Ha diversi parcheggi ed è davvero pulita.

Si respira assoluto silenzio e tranquillità. Le targhe dei mezzi parcheggiati sono quasi tutte straniere. Pochi i locali, soprattutto pescatori. Gli altri, turisti inglesi e tedeschi, sono seduti sulla recinzione in legno che delimita lo sterrato o sulla loro sediolina intenti a contemplare le onde o a leggere un libro.

A circa 100 metri dalla torre lo sterrato si divide e dritto porta alla grande struttura gialla, a sinistra alla torre, ma prima affianca una campo recintato e chiuso con delle antiche fondamenta. Si nota subito che si tratta di una zona archeologica.

Resti dell’antica fabbrica romana di salatura

Resti dell’antica fabbrica romana di salatura alla Playa de Torre García
Resti dell’antica fabbrica romana di salatura alla Playa de Torre García

Come indica il cartello informativo sul lato delle recinzione con i resti in pietra – ormai sbiadito e quasi illeggibile - si tratta di un’antica salagione romana, in funzione tra il 218 e il 409 d.C., riscoperta e valorizzata solo in tempi recenti.

La struttura è costituita da una serie di vasche utilizzate per produrre pesce salato (la più grande) e per il prelibatissimo garum, una salsa di pesce molto apprezzata in epoca romana (le suddivisioni minori). In seguito anche per l’estrazione del colorante viola per i tessuti, ottenuto da un mollusco.

Per ottenere il garum i pezzi di pesce venivano puliti, tagliati a pezzetti e lasciati ad essiccare al sole, successivamente introdotti nelle vasche con il sale dove venivano lasciati per 20 giorni. Una volta completato il processo, il prodotto veniva confezionato in anfore a forma di becco che grazie alla loro forma appuntita alla base potevano conficcarsi nella sabbia e stare dritte fino al momento in cui sarebbero state spedite.

La torre di guardia di Torre García

Torre faro costruita nella seconda metà del XVI secolo, durante il regno di Filippo II, sui resti dell’unica costruzione difensiva di origine musulmana espugnata nel 1488, quando Almería fu riconquistata.

La torre di guardia di Torre García
La torre di guardia di Torre García

Torre García faceva parte della rete difensiva del Golfo di Almería ed era visivamente collegata a ovest con la torre Perdigal (a circa 7 km in linea retta) e ad est con la torre San Miguel (a pari distanza). Aveva funzione di vedetta e segnalazione per la difesa della costa contro i pirati berberi, molto attivi all’epoca.

Le 3 guardie comunicavano la presenza di pericolo ad altre torri per mezzo di falò (di notte) e di segnali di fumo (durante di giorno). Questa procedura di allarme - tipicamente musulmana - continuò ad essere utilizzata fino al XVIII secolo.

Nel 1759 versava in buone condizioni e aveva due custodi. Nel 1773 venne restaurata e rimase ben conservata fino a parte del XIX secolo. Attorno al 1850 ne è riportato lo stato di degrado e lo spostamento delle guardie (carabinieri) in una caserma vicina, con un abbandono che durò decenni.

Dal 1987 è stata inclusa nel parco naturale Cabo de Gata-Níjar e tra il 1987 e il 1989 è stata nuovamente restaurata per decisione del Ministero della Cultura della Junta de Andalucía. Nonostante questo ultimo restauro però attualmente l’accesso è vietato a causa del cattivo stato di conservazione

Sanutario de la Virgen del Mar

Sanutario de la Virgen del Mar
Sanutario de la Virgen del Mar

Scattate alcune fotografie agli esterni di Torre Garcia ci incamminiamo verso l’edificio con il tetto a cupola che ci aveva tanto affascinati già da lontano.

Manca qualsiasi pannello informativo, ma attraverso internet ci mettiamo poco tempo per scoprire di cosa si tratta e trovare maggiori informazioni.

La piccola e colorata cappella è il Convento Reale di Santo Domingo, più conosciuto come Sanutario de la Virgen del Mar, un convento di domenicani.

Come la torre è visibile solo dall’esterno, ma tanto basta, con il suo aspetto singolare e – si potrebbe dire – davvero allegro.

Fondato dai Re Cattolici nel 1492 e costruito alla fine del XVI secolo, tra il periodo tardo gotico e rinascimentale, viene, nel 1806, intitolato alla Virgen del Mar, che diventa patrona di Almería con l’approvazione di papa Pio VII.

Venne eretto in questo luogo perché – si dice che - qui il 21 dicembre 1502 uno dei tre custodi di Torre Garcia, la guardia Andrés de Jaén ritrovò in questa spiaggia, trasportata dalle onde, un’immagine della Vergine del Mare.

La patrona non è presente nell’eremo, ma viene portata qui in processione la seconda domenica di gennaio (proprio durante la nostra permanenza!)

Abolito nel 1835 con la confisca di Mendizábal, continua comunque ad operare. Nel 1841 il Consiglio Comunale chiude definitivamente il convento e lo adibisce a cappella del Collegio di Lettere e Filosofia. Ma già nel 1844 venne riaperto. Nel 1899 i domenicani tornarono in città e ne rientrarono in possesso costruendo un nuovo convento accanto a quello confiscato.

Sanutario de la Virgen del Mar
Sanutario de la Virgen del Mar

Nel 1936 diviene vittima di un incendio che lo distrugge parzialmente. Quattro anni dopo venne restaurato e la facciata ricostruita interamente.

El Toyo-Retamar

Lasciato l’eremo la strada sterrata prosegue verso la città, l’ultima parte di Playa de Torre García (quella adiacente all’inizio del paese) è – nel momento in cui siamo qui – dedicata al naturismo.

Al termine dello sterrato e della spiaggia un grande cartello informativo ci saluta avvertendoci che stiamo uscendo dal Parco Naturale di Cabo de Gata. Immediatamente dopo il cartello la strada diventa asfaltata e inizia uno splendido lungomare che percorre tutta la costa dell’elegante urbanizzazione di El Toyo-Retamar.

Palmeral del Toyo, Paseo Marítimo e Plaza del Mar

Proseguendo in riva al mare si incontrano diversi bar, locali, pizzerie, chiringuitos e anche un piccolo chiosco in legno per il noleggio di risciò, il cui proprietario identificatoci come turisti ci saluta sorridendo.

Superato quest’ultimo chiosco la strada asfaltata termina e inizia uno dei più bei lungomare pedonali che abbiamo mai incontrato. È il Paseo Marítimo di El Toyo.

Paseo Marítimo di El Toyo Retamar
Paseo Marítimo di El Toyo Retamar

Il largo marciapiede pedonale si riempie di palme curatissime e ordinate, pergolati con tettoie (uno di questi misura addirittura 15 metri) e panchine.

Stiamo attraversando il Palmeral del Toyo. Alla nostra sinistra scorgiamo un lago artificiale a forma di trapezio dall’aspetto minimal e moderno su cui si affacciano alcuni ristoranti italiani. È Plaza del Mar.

Plaza del Mar Retamar
Plaza del Mar Retamar

Subito dopo un immenso e splendido parco ci farebbe pensare di trovarci nella dimora di qualche principe arabo.

Playa de Retamar

Superiamo il Paseo Marítimo di El Toyo, il Palmeral del Toyo e Plaza del Mar. Sulla nostra sinistra abbiamo la Playa de Retamar.

È una grande spiaggia di sabbia grossa di vari colori, molto pulita e ben tenuta, che costeggia tutta la città, dotata di molteplici accessi, anche per disabili, docce, aree riservate ai bagnanti e ben trenta bagnini nel periodo estivo: sono davvero tanti se si pensa che la spiaggia misura solo 1,5 km e che il paese conta poco più di 7.000 abitanti.

Playa Retamar-El Toyo
Playa Retamar-El Toyo

Leggiamo che la spiaggia si è guadagnata la Bandiera blù d’Europa e la Q (valutazione spagnola che ne indica l’alta qualità). La buona qualità delle acque comporta però che vi siano anche molte meduse.

Verso la fine del lungomare pedonale scendiamo sulla spiaggia con le bici e proseguiamo sulla costa.

Bunker casamatta Playa de Retamar

Bunker casamatta Playa de Retamar
Bunker casamatta Playa de Retamar

Più in alto, al centro di una balconata ricavata sulla costa scorgiamo un piccolo bunker (anche in questo caso si tratta di una casamatta, visto che è una struttura singola). È di una tonalità salmone: certamente è stato colorato successivamente al suo utilizzo per integrarlo nel paesaggio circostante.

Scopriremo più avanti che anche questo bunker fa parte della struttura difensiva installata tra la Collina di Testa, vicino al Faro di Cabo de Gata e Roquetas del Mar. Questo bunker è presente sulle mappe, con il nome di Búnker de Retamar

Casa Fuerte de la Cruceta

Casa Fuerte de la Cruceta
Casa Fuerte de la Cruceta

Alla fine del lungomare pedonale – e del paese – si incontra un edificio militare color salmone. È la Casa Fuerte de la Cruceta, meglio conosciuta come Fortaleza de Casas Fuertes, una caserma fatta costruire da Carlo III nel 1773 per ospitare le truppe di cavalleria preposte alla difesa di Almeria e Cabo de Gata.

È una caserma a pianta rettangolare rettangolare con porticato che precede un corpo diviso in due navate a volta (una dedicata alla stalla e l’altra alla caserma delle truppe e alla stanza degli ufficiali) e un terrazzo superiore.

Il muro perimetrale rettangolare presenta due sporgenze a pianta circolare con feritoie a due angoli opposti (nord - est e sud - ovest) e altri due spigoli ad angolo retto privi di difesa. Era presente un’unica entrata, ormai murata a indistinguibile dal resto delle mura.

Nel 1778 dava alloggio ad una guarnigione di 14 uomini (su una capacità potenziale di 20 soldati). L’acqua potabile era prelevata dal Pozo de las Amoladeras.

Rimase in uso per quasi 50 anni. Nel 1830 fu abbandonata e in tale stato rimase fino a quando, 27 anni dopo, fu trasferita ai Carabinieri della Guardia Civile divenendo Caserma. È divenuta monumento nel 1985.

The building is currently in good external condition (even if it has some murals and has suffered some vandalism), but a simple information sign with the name is also missing. Fortunately, seems there are projects to transform it into a place of culture. We really hope this will happen.

While we are taking some pictures an elderly man approaches us and whispers, in a low voice and in an incomprehensible way that this place has a bad history, and hints at us something about a certain “Almeria case”.

He is bewildered that we don’t know about it and tells us that in the 1980s three boys were tortured and killed in this place.

So we decided to search and read more about the “Case Almería”

The Almería case and Casa Fuerte de la Cruceta

The Almería case

Maggio 1981. Il capo dell’esercito del re, il generale Joaquín Valenzuela, vittima di un attacco dell’ETA, rimane gravemente ferito e perde tre dei suoi compagni.

Quasi in contemporanea tre giovani amici, Juan Mañas Morales, Luis Montero García e Luis Manuel Cobo Mier, stavano viaggiando da Santander ad Almería per assistere alla comunione del fratello di uno di loro, quando un guasto al veicolo li costringe a fermarsi.

Prendono il treno per Manzanares, e arrivati li noleggiano una Ford Fiesta verde.

È sabato 9 maggio 1981, nel pomeriggio, la loro Ford Fiesta parcheggia sul lungomare di Roquetas de Mar, perché uno dei tre, originario di Almeria, vuole mostrare agli altri la città. È l’ultima volta che vengono visti vivi.

Il giorno successivo, i loro cadaveri vengono recuperati vicino a Gérgal, nel Desierto de Tabernas, all’interno della Ford Fiesta capovolta, carbonizzata e perforata dai proiettili. Presentano evidenti segni di tortura e i loro arti sono stati amputati.

Una squadra della guardia civile sostiene che i ragazzi si siano smarriti a seguito di uno scontro a fuoco con la polizia militare seguito da un inseguimento, ma si scopre che i fatti sono molto diversi.

I tre ragazzi vengono arrestati alle 21:05 di quel sabato (9 maggio 1981) senza opporre resistenza, mentre fanno acquisti in un negozio a Roquetas del Mar (Almeria).

Un cittadino (forse lui stesso il proprietario dell’autonoleggio) riconosce erroneamente i tre ragazzi come terroristi e avverte la Guardia Civil, che dà inizio a una caccia spietata. A capo del gruppo di ricerca c’è il tenente colonnello Carlos Castillo Quero.

Castillo Quero e la sua squadra di 11 Guardie Civili hanno arrestato, rapito e torturato per l’intera notte i tre innocenti nella Casa Fuerte de la Cruceta, in quel momento abbandonata, e rendendosi conto dell’errore, avrebbero cercato di eliminare le prove .

A maggio di quest’anno (2021) in occasione del 40° anniversario dell’evento, nel punto in cui fu trovata l’auto carbonizzata, è stato posto un monolito che commemora questi tristi eventi. Ad ottobre è stato invece eretto alle tre vittime un monumento in Plaza de las Estaciones de Santander, in Cantabria, la città da cui partirono.

Abitato di El Toyo

Oltre ai vari punti di interesse e allo splendido lungomare El Toyo è un paesino davvero grazioso. Ben tenuto, con una pista ciclabile interna che percorre tutto il paese e lo collega a Retamar, molti parcheggi in cui i camper vengono tollerati e diversi punti d’acqua gratuiti.

Rambla del Puente de la Quebrada

Rambla del Puente de la Quebrada
Rambla del Puente de la Quebrada

Superato il viale alberato riprende tra le dune lo sterrato che questa volta attraversa un paesaggio stepposo.

Avanziamo sulle dune. Alla nostra sinistra, più in basso, abbiamo la costa. Alla nostra destra, circa 650 metri dopo la Casa Fuerte de la Cruceta si apre una folta macchia vegetativa.

Ci troviamo alle “foci” dell’ennesimo fiume ad intermittenza, questa volta si tratta della Rambla del Puente de la Quebrada, che troviamo – come ci aspettiamo visto il periodo – completamente in secca.

Decidiamo di percorrere anche questo canale, fino a dove è possibile.

Qua l’alveo è molto più largo e le sponde sono almeno tre volte più alte di quelle della Rambla de las Amoladeras.

Il paesaggio interno è meno selvaggio e bello di quello della Rambla de las Amoladeras e molto spoglio: ci ricorda quello che abbiamo incontrato risalendo il corso del canale che genera l’Albufera de Rambla de Morales.

In compenso le pareti rocciose stratificate sono spettacolari. E man mano che proseguiamo diventano sempre più imponenti. Alcune nubi nere all’orizzonte rendono il panorama quasi epico.

Avanziamo nell’entroterra fin dove è possibile, cioè fino a quando il corso del fiume è sbarrato dalla strada (attualmente denominata AL-3113).

La strada è molto più in alto, non è possibile arrivarci con facilità e da li non siamo visibili ne udibili. Sul lato opposto del letto del fiume non incontriamo nessuno da più di un kilometro.

È a questo punto che iniziamo a sentire un canticchiare inquietante provenire dalla sponda orientale. Incuriositi o forse nello stato d’animo di Don Abbondio che si avvicina in tutta fretta a ibravi risaliamo la sponda in un punto in cui l’accesso è facilitato.

Ci troviamo di fronte ad un immensa distesa di agavi e nient’altro.

Hila mi precede, io la raggiungo qualche istante dopo e… la sabbia cede sotto la mia gamba sinistra e mi ritrovo sepolto fino alla coscia in una buca.

Una trappola per conigli o solo un fenomeno geologico? Non lo sappiamo ma decidiamo di tornare indietro senza addentrarci ulteriormente nel fitto bosco di agavi.

Sulla strada del ritorno, quasi giunti di nuovo allo sterrato principale sbagliamo strada (costeggiamo il lato est del canale invece di quello opposto).

Qui ci rendiamo conto che mimetizzati tra la vegetazione ci sono tanti rifugi costruiti con teli simili alla iuta. E, cosa più spaventosa, notiamo che diversi di questi rifugi hanno un buco per permetterne l’osservazione esterna.

Uno dei rifugi nascosti tra la vegetazione nella Rambla del Puente de la Quebrada
Uno dei rifugi nascosti tra la vegetazione nella Rambla del Puente de la Quebrada

Pensiamo a dei capanni di osservazione per volatili o strutture per la caccia, ma l’interno del letto del fiume è secco e non c’è nessun tipo di animale.

Con un po’ di inquietudine dico a Vicky di allontanarsi dagli alberi ed è in questo momento che sentiamo da uno di queste strutture un lamento e ci rendiamo conto che ci stanno guardando.

Intimo ad uno dei nostri cani (quello che è venuto con noi) di stare allerta e la preparo all’attacco, lei ubbidisce. Proseguiamo con attenzione e poco dopo arriviamo al sentiero.

Nonostante la visione delle rocce stratificante sia davvero appagante ci sentiamo di sconsigliarvi di andare in questo luogo da soli. Poi fate voi!

Playa Del Perdigal e Bunker

Playa Del Perdigal
Playa Del Perdigal

Proseguendo verso Almeria alla nostra sinistra abbiamo la Playa Del Perdigal, grande, bella e selvaggia, ma purtroppo, sporca. Davvero sporca.

E qui non si tratta solo dell’inciviltà delle persone. Moltissima della spazzatura presente sulla spiaggia, soprattutto plastica è stata in acqua per molto tempo. Il problema è che i mari sono ormai pieni di rifiuti.

Proseguiamo cercando di raccogliere quanta più spazzatura riusciamo e vediamo che dove la spiaggia curva e sporge verso il mare è presente una grande casamatta ben conservata (** Coordinate GPS: 36.83696, -2.33871 ** ), anche questa non segnalata sulle mappe e anche questa parte dell’installazione a difesa della Baia di Almeria.

Sorpasso Hila e come un bambino al parco giochi raddoppio il passo fino ad arrivare di fronte alla struttura in cemento armato. La guardo, la ammiro, la tocco e la fotografo. Purtroppo anche qua intorno è pieno di rifiuti e il bunker è stato preso di mira dai writers.

Bunker (seconda casamatta) Playa Del Perdigal

Bunker Playa Del Perdigal
Bunker Playa Del Perdigal

Proseguiamo la nostra lunga passeggiata. La Playa Del Perdigal diventa molto più larga. Sulla spiaggia ci sono parcheggiati alcuni camper e una macchina, più indietro, in alto vicino ad un chiringuito, in un terreno di proprietà privata in vendita, vediamo molti motorhome e furgoni.

Scattiamo qualche foto alle barche, ai gabbiani e alle antiche carrucole per trascinare le barche sulla sabbia e a un piccolo bunker presente nel punto più alto della spiaggia e proseguiamo verso la nostra ultima tappa: la Torre del Perdigal

Torre del Perdigal

Torre Del Perdigal
Torre Del Perdigal

La Torre del Perdigal è un’altra delle torri difensive che era posta a protezione della costa e che comunicava direttamente con quella di Torregarcia. Si trova proprio di fronte all’Aereoporto di Almeria, sulla spiaggia.

Il sito è a dir poco in condizioni scandalose: rifiuti di ogni tipo, soprattutto fazzoletti, preservativi e siringhe. Per arrivarci dobbiamo camminare tra la fitta vegetazione con la massima attenzione (anche perché non abbiamo previsto questo inconveniente e siamo indossiamo semplici scarpe da ginnastica).

Dal nostro diario

06/01/2022

Ci siamo svegliati e siamo andati a San Miguel de Cabo de Gata dal lato della Playa del Charco. Abbiamo fatto un lungo giro in bici fino a Retamar.

Parco Naturale de Cabo De Gata: da San Miguel de Cabo de Gata ad Almeria diario

La sera siamo andati a dormire a Retamar in zona El Toyo.

07/01/2022

Abbiamo passeggiato da Retamar all’aeroporto di Almeria.

Parco Naturale de Cabo De Gata: da San Miguel de Cabo de Gata ad Almeria diario 2

Durante il nostro percorso di ritorno ci siamo imbattuti in dei nascondigli da cui sembravano provenire lamenti nel letto del fiume in secca!

Ale ha trovato un oggetto sulla riva del fiume in secca ma non vuole dirmi di cosa si tratta! Sembrerebbe fatto di ceramica. Se sapete cos’è vi prego di scrivermelo nei commenti!

firma Hilary

oggetto misterioso

Note finali

Durante la scrittura di questo post abbiamo contribuito alla voce wikipedia con modifiche, aggiunte e foto di San Miguel de Cabo de Gata all’indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/San_Miguel_de_Cabo_de_Gata

Conclusione

Il percorso che porta alla Torre tocca come ultimo punto Playa de La Cañada. Della playa però esiste solo un cartello, vecchio e arrugginito perché alla fine della zona vegetativa piena di rifiuti – dove dovrebbe essere presente la spiaggia – inizia direttamente il mare.

Questo è il tipico esempio di destinazione ultima deludente. E di come la bellezza di un viaggio, di un’uscita, di un’esplorazione spesso si concentri in tutte le tappe e nei momenti intermedi che portano alla tappa finale.

Condividi su
Alessandro Gemscovery Travel Blog
Alessandro Lussi
Di origine friulana e calabrese, risiedo a Torino.
Copywriter professionista, ho smesso di lavorare come programmatore per dedicarmi full-time alla mia passione: la scrittura.